Spettacolo dal vivo, tra superfetazione e sperimentazione

La nuova puntata di Cambio di scena. Dilatazioni di vita dal palco su Radiosonar per iniziare il 2021 con tutto ciò che ci porta fuori dal tunnel di un sistema distruttivo. I Presidi Culturali Permanenti e l’intervista a Chiara Migliorini, direttrice artistica di Contamina Festival, a Piombino, Livorno.

“Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è eccellente”. La citazione è d’obbligo: i Presidi Culturali Permanenti denunciano e rivendicano, le iniziative locali sperimentano il nuovo e costruiscono, mentre il ministero della cultura non riesce a fare altro che partorire idee vecchie quanto il capitalismo. Mentre nasce “ItsArt”, cultura e lavoro artistico ridotti a “un tanto al Chili” a maggioranza CDP, nei territori continua la protesta e la proposta: i Presidi Culturali Permanenti continuano la battaglia per la formazione retribuita e intanto ci raccontano la ricchezza del Teatro delle Arti oggi abbandonato, e i territori ci raccontano la sperimentazione con cui si cammina domandando.

In questa puntata parliamo di Contamina festival di Piombino (Li) con la direttrice artistica Chiara Migliorini.

Che cos’è il teatro oggi? In un periodo storico nel quale la frantumazione sociale ha fatto perdere di vista il conflitto di classe, mentre le forme della visione si moltiplicano dallo schermo attraverso proposte allettanti tanto quanto il suono del pifferaio magico per lo stuolo di topi, è un esercizio di messa a fuoco quello di restituire al teatro la sua funzione.

Questo esercizio richiede scavo, approfondimento, ricerca per tentativi ed errori, e tutto questo richiede tempo. Uno strumento prezioso e raro, nel momento in cui il sistema ci ha messo dentro alla “giostra dei criceti” ad inseguire la possibilità di guadagnarci il pane, per poter pensare anche alle rose. Ma sono proprio questi i temi che il teatro deve raccontare, e lo deve fare “con” il pubblico, perché questa platea non è diversa da chi sta sulla scena o dietro di essa a lavorare.

Qui stanno l’unità da ricostruire, i temi da affrontare, e queste sono le occasioni da creare.

Pretendere di poter fermare questa corsa, di uscire da un sistema che ha inventato le stagioni solo per mettere a profitto anche il lavoro artistico, e cominciare a battere il tempo a ritmo del cuore, e della creazione.

E continua anche il viaggio nel jazz che ha affermato la rivolta e la libertà del popolo nero restituendogli la connotazione di classe. Questa volta ci accompagna Art Blakey con i Jazz Messenger, con “The Afro drum Ensemble”, un album – non ci crederete – del 1962.