Parla con Lei, un progetto in movimento

Tanti giorni sono passati dal mio ultimo post, ma non sono passati con le mani in mano:

la poesia di Rilke che avevo pubblicato l’ho portata insieme ad altre all’evento di venerdi scorso, 2 febbraio: “Contraddizioni”, un film che ci ha offerto Andrea Bernetti, raccontandoci poi dell’esperienza del CAM, il Centro Ascolto uomini Maltrattanti.

Silvia Grassi, un momento del monologo

Ad aprire la serata sul tema della violenza Silvia Grassi, con un breve ma intenso monologo di Massimiliano Bruno, e in chiusura le poesie che ciascuno a voluto leggere. Aprendo così a nuove prospettive: serate a tema con lettura di testi – di qualsiasi genere – che chiunque può proporre, per proseguire questo percorso attraverso la condivisione di emozioni, riflessioni, esperienze, personali o meno, ma preziose per continuare a confrontarsi.

E un nuovo laboratorio. Così come è nato il nostro “Laboratorio della vagina”, abbiamo proposto ad Andrea di farne una versione maschile – seppure aperta alle donne. La proposta è stata accolta, da lui come dal pubblico, e ora non ci rimane che mettere a punto la griglia dentro la quale muoverlo.

Patrizia Schiavo al leggio

Ma di spunti ne sono già venuti fuori tanti, nel corso della serata; a cominciare dalla definizione di violenza. Fuori da ciò che è drammaticamente noto, violenza è la necessità di trasformare l’altra in oggetto. Un bisogno di riduzione al modello che ci è noto, perché corrisponda ai nostri desideri, e ci semplifichi la vita. Un punto focale imprescindibile per capire quanto coinvolga le donne: trasformarsi in oggetto del desiderio è gratificante, rassicurante e ancora una volta semplificante, perché libera dalla complessità e dalla responsabilità di essere autonome.

Da qui al nodo centrale della relazione, tema essenziale della necessità del conflitto: la dipendenza. E il suo opposto: il potere, naturalmente.

Annamaria Bruni durante la chiacchierata

Un materiale enorme, che arricchisce il progetto di nuove possibilità. Il laboratorio a Teatrocittà, quello che partirà il 27 febbraio a Spazio Donna San Basilio, la Rubrica (qui tutte le puntate ripubblicate da libera.tv) che tengo su Radio Rete Edicole con lo stesso titolo del progetto, dove spero di accogliere presto i vostri commenti, i temi che vorrete discutere, le esperienze che vorrete raccontare. E ancora, ovviamente, elaborazioni di nuovi spettacoli.

Il progetto si allarga: da Torre Spaccata si irradia verso altri quartieri – ora San Basilio – per

La ragazza iraniana mentre sventola il velo

moltiplicarsi in mille rivoli, che arrivino ovunque, a tutte le donne, scosse da questa come da tante altre iniziative. Collettive e individuali: dall’appello delle 124 attrici italiane – con tutte le contraddizioni del caso – a quello delle giornaliste, dalla solidarietà dei giornalisti della BBC alla loro collega autosospesasi per protesta contro la disparità salariale, fino alla ragazza iraniana arrestata (e ora liberata) per essersi tolta il velo e averlo sventolato come una bandiera in mezzo alla città, ad Anna Muzycuk, 27enne campionessa di scacchi ucraina, che si è rifiutata di andare a ritirare le sue due medaglie d’oro in Arabia Saudita, perché avrebbe dovuto indossare il velo. Il che ha significato per lei non ritirare 160mila dollari di premio.

Anna Muzycuk

La dignità non ha prezzo, e questo gesto di Anna segna l’inversione di rotta, di una rivolta che non si fermerà.

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