MIRAGGI MIGRANTI. La scena aperta dell’Umanità

Una due-giorni di incontri, laboratori ed eventi per battere le strade dell’interculturalità. Sabato 6 e Domenica 7 Ottobre, nell’ambito di Fabbrica di Roma ReAct, Ex Cartiera Latina, Via Appia Antica 42

Da dove passa il cambiamento, se non da testa e cuore? E cosa ci vogliamo mettere dentro lo possiamo decidere soltanto noi. Anzi, siamo noi che lo decidiamo. Un principio sul quale tanti, che fossero insegnanti, maestri o professori, educatori, sociologi o intellettuali (organici!) hanno edificato la scuola pubblica in Italia, inventato il Tempo Pieno, la conoscenza attraverso l’esperienza, l’interdisciplinarietà, il lavoro di gruppo, la scuola aperta.

Il Movimento di Cooperazione Educativa nacque negli anni ’60 per volontà di Mario Lodi fra i primi, e si è fatto promotore dell’elaborazione diretta di quanto veniva di innovativo dal mondo accademico – dagli annales alla linguistica, dall’insiemistica  allo studio comparato – senza mediazione accademica.

Un mondo più facile allora? Può darsi, ma allora è a questo che dobbiamo tornare, perché il patrimonio di conoscenza e capacità di analisi che in tanti e tante ci portiamo dietro ancora è vivo e fecondo. Ma non intendiamo farne una rendita, intendiamo rivitalizzarlo e farne nuova fucina di idee, passioni ed azioni.

Perciò i drammi e le tragedie che il nostro tempo sta attraversando diventano una nuova sfida, così come lo fu lo sfacelo del dopoguerra. E ci impongono di attraversarli e farne uno strumento per la conoscenza, e il sovvertimento del punto di vista. Le migrazioni che imprimono il segno di questo cambio epocale devono diventare questa occasione. Un’occasione per non ridurre tutto al razzismo, facile tema per le divisioni che schivano così la questione di classe, e ridare spazio alla domanda di Umanità, la risposta sovversiva.

Due giorni di laboratori, incontri, giochi, confronto. Sul sito di Comune-Info per tutti gli appuntamenti

Domenica 7 Ottobre dalle 10 alle 13, il mio workshop di teatro L’ALTRO DI ME, per fare dell’altro lo specchio nel quale riconoscersi. Vedere i muri interiori, il rifiuto, la rivalsa, la frustrazione, il conflitto. E improvvisamente mettere a fuoco la vera causa del dramma. Di tutti noi.

 

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