Visioninmusica, Roberto Gatto è “Progressivamente”

Musicista eclettico e di grande esperienza, Roberto Gatto dal rock progressive ha arricchito il suo percorso attraversando diversi generi in chiave jazz. Il concerto è un omaggio al rock  anni ’70 rielaborato al presente, con grandi musicisti al fianco

Roberto Gatto a Umbriajazz 2006

Roberto Gatto a Umbriajazz 2006


Continua ad essere alto il profilo
della rassegna Visioninmusica 2010. Con il terzo appuntamento di stasera al Teatro Verdi di Terni, Roberto Gatto, il più grande batterista italiano e sicuramente fra i migliori a livello europeo, presenta un omaggio al rock progressive con un ensemble di musicisti di tutto rispetto. Maurizio Giammarco ai fiati, Luca Mannutza alle tastiere, Fabrizio Bosso alla tromba, la chitarra di Roberto Cecchetto, il basso di Francesco Puglisi e la voce di John de Leo. E un titolo, “progressivamente”, che insieme raccontano del processo di raffinazione del rock più puro di origine inglese, dai Genesis ai Van der Graf Generator, dai Soft Machine ai King Krimson, ma anche Jimy Hendrix, forse l’artista che ha per primo provocato la passione di Gatto.

Un viaggio mai terminato da allora, che ha generato commistioni attraverso gli echi dei tanti generi musicali che un musicista curioso ed eclettico come Gatto ha saputo esplorare e rielaborare restituendo sempre una lettura originale. Il jazz, con il quale la musica nera ha fornito la chiave di liberazione da un’esecuzione ‘verticale’, gerarchica dei suoni, è la formula raccolta da Gatto, come chiave dell’inclusione e perciò della possibilità di espressione della ricchezza delle tante originalità che il mondo musicale produce e la stessa all’interno di un ensemble che dà spazio all’espressione originale di ciascun musicista.

E questa è anche l’esito del suo ultimo disco, The music next door, del giugno scorso, nel quale si ritrova a livelli eccellenti l’elaborazione di un lunga maturazione musicale con la barra a dritta sulla creazione di musica originale da uno spunto, un’idea, raccogliendo stimoli per esplorare, interpretare, rigenerare. “Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Gatto sembra aver raccolto nel modo più genuino la lezione descartiana, che restituisce il senso della vita nell’adesione continua alla realtà, da grande ‘navigatore’ quale è da sempre, imparando a suonare con tutti, che è sempre scambio, crescita, arricchimento. E non da poco: Pat Metheny, Steve Lacy, Joe Zavinul, Billy Cohbam, Phil Woods, Tony Scott, senza fare tutto il lunghissimo elenco dei grandi partner con cui ha collaborato.

Un percorso che gli è valso tra l’altro numerosi premi, il primo tra i quali quello dovuto all’esito del referendum della rivista fare Musica, che lo ha consacrato “migliore batterista italiano” nel 1983, per poi vincere nel 1985 quello della Rivista Musica Jazz come “miglior gruppo”. Inoltre Gatto ha realizzato diverse colonne sonore, fra le quali quella per il film Nudo di donna di Nino Manfredi, e di Mignon è partita, Verso sera e Il grande cocomero, di Francesca Archibugi, per poi dirigere la rassegna Jazz in progress tenutasi al Teatro dell’Angelo di Roma. Insomma un percorso ricchissimo, che non ha mancato di brillare anche stasera.

Umbrialeft, 3 febbraio 2010

 

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